MEDICINA VS DROGA, STATO DI SALUTE VS VISSUTO DI PIACERE

Forse è meglio dire che la salute è uguale a un benessere olistico, nel senso di assenza di patologie accompagnato da un vissuto di piacere e buon umore? Mentre il resto del mondo va avanti, in Italia la caccia alle streghe continua rincarando la dose. Quanta propaganda fuorviante.

A mio avviso il problema principale per il quale non si riesca a far sentire a gran voce e all'unisono il bisogno di voltare pagina rispetto al fallimento sociale, culturale ed economico del proibizionismo è che non c'è una base solida per sostenere e unire le varie associazioni e persone pro-cannabis che sappia incanalare in un unica direzione le varie esigenze senza distinzione fra uso terapeurico e ludico perché anche un uso ricreativo consapevole può dare benefici considerando che lo stato di salute di un individuo è composto nn solo dall'assenza di patologie ma anche dallo stato d'animo , inteso come vissuto di piacere, benessere e lumore, i quali confini sono molto labili. Per spiegare meglio questo concetto mi farò aiuterà dal libro "Proibizionismo antiproibizionismo - dagli antichi divieti su alcool e tabacco alla legge Jervolino-Vassalli" : "Il concetto di "droga"  è considerato quasi antitetico a quello di "medicina" e, in qualche modo, il "diritto alla salute" viene contrapposto al "diritto al piacere" . Questa idea è collegata a un approccio prevalente nella medicina contemporanea: quello settoriale e iperspecialistico, che propone una terapia finalizzata al perfetto funzionamento degli ingranaggi-organi componenti della macchina-corpo e identifica la condizione di "salute" con "l'assenza di patologia", ignorando l'umore, inteso come assetto complessivo della psiche, che comprende i vissuti di "piacere", "benessere, "malumore" ecc. Dall'altra parte, nella concreta realtà esistenziale dei singoli individui, i confini fra "piacere", "benessere" e "salute" sono estremamente labili. L'influsso determinante dell'umore sulla sfera somatica è stato ampiamente riconosciuto dalla medicina ufficiale, laddove si è teorizzato il meccanismo "psicosomatico nella patogenesi di una lunga serie di malattie particolarmente diffuse nella nostra epoca. Se si riconosce nel bisogno di benessere e di gratificazione un elemento importante dell'equilibrio psicosomatico, il fenomeno dell'uso delle cosiddette "droghe" può essere valutato non soltanto in termini di danni alla salute," (che vengono invece poco considerati nell'utilizzo dei cosiddetti "farmaci") "ma anche di possibile apporto positivo all'equilibrio esistenziale degli individui. Nella nostra cultura sono infatti enormemente diffuse alcune sostanze che non sono definite "droghe"(o stupefacenti), ma ne condividono una fondamentale caratteristica: il fatto di essere assunte dagli esseri umani per ottenere effetti psicoattivi. Si tratta dei cosiddetti "intossicanti voluttuari", come tabacco, caffè e tè (usati come stimolanti), e alcolici (usati come depressivi-euforizzanti)."